1. Partenza

Umido

Era umida la stanza. E l’odore di muffa era forte, come in tutte le stanze dell’edificio. Tutta la struttura si reggeva economicamente solo sulle offerte fatte alla chiesa e al paladinato della cittadina di Mallord. Per le reclute dormire all’aperto era importante per potersi abituare al titolo di “paladino errante”. Tra questi, qualcuno veniva scelto per rimanere nel paladinato e dormiva in povere stanze fatte con argilla essiccata al sole e tetto in paglia, ammobigliate sono con una brandina e un baule consumato. Si donava il “privilegio” di dormire al chiuso solo ai migliori, qualcuno che aveva il carisma adatto al comando, al ruolo di coordinatore o aiutante. Per avere altri paladini erranti servivano addestratori che facessero da punto di riferimento. Senza di esso in pochi mesi o pochi anni sarebbero stati estinti. D’altronde un paladino errante ha un’aspettativa di vita piuttosto corta.

<< Perchè fai lo zaino da viaggio? >>

<< Vado via…>>

Lo zaino era piccolo, tanto c’era poco con cui riempirlo.
Cote, acciarino, pietra focaia, coltello, faretra, arco corto, giaciglio, borraccia, porta pergamente, borsa da cintura, carne di maiale sotto sale per tre giorni, una mela. Tutto messo in ordine sul letto, con la luce di candela a illuminare l’attento paladino che rivedeva con gli occhi tutto il necessario e riponeva nello zaino ciò che non avrebbe dovuto tenere a portata di mano.

<< Vuoi che ti aiuti a stringere il giaco di maglia? Dove l’hai messo? Non lo vedo, neanche la tua spada…>>

<< Lo spadone è alla tua sinistra. Il giaco è da Grimes: lo sta controllando. Mi aiuterà lui a vestirlo… grazie comunque della tua offerta >>. Si girò tenendo in mano la candela che illuminò i suoi occhi verdi e i capelli biondo scuro. Nessuna barba, rasata quotidianamente per ricordarsi della metà elfica del suo sangue. Aveva indosso solo una maglia bianca usurata senza maniche e le braghe di cuoio marroni per le protezioni delle gambe, ai piedi stivali di cuoio invernali. Un piccolo simbolo di un drago d’argento era tatuato all’interno del suo avambraccio sinistro, quello con cui reggeva la candela.

<< Maeva non facciamola lunga. Non sono bravo con gli addii. Devo andare >>. Illuminò il viso della donna davanti a sè. Gli occhi azzurri erano un po’ arrossati, i capelli biondi e lisci erano bagnati dalla leggera pioggerella che era fuori. Aveva fatto il turno di guardia fuori. La cotta di maglie a piastre era arruginita in alcuni punti, anche l’ala di cigno in rilievo sul petto aveva un colore brunito causato dall’ossidazione del ferro.

<< Non devi andare. Puoi rimanere al paladinato, sei stato scelto come me per stare qui. Hai le capacità per farlo. Puoi partire per il tuo viaggio un’altra volta >>

<< Ho atteso 29 anni per sapere. Non rimanderò di un altro giorno. Addio.>>

<< Perché addio? Tornerai, ti sei addestrato.>>

<< I paladini erranti tornano solo per essere sepolti.>>

<< Ma tu non sei un paladino errante. Sei un membro del paladinato che parte per un po’, come Sir Raynolds: andrai con lui fino a Toryl, no?>>

Si issò lo zaino sulla spalla sinistra. Prese lo spadone e lo infilò nel fodero sulla spalla destra, senza proferir parola e senza un solo sguardo varcò la soglia e con la candela ancora in mano si diresse verso l’armeria.

Stupido

Lei non lo seguì. Chiuse la porta e andò nella sua stanza.

Grimes era nell’armeria e sistemava l’armatura a piastre a Sir Raynolds, vice capo del paladinato. Un uomo sulla cinquantina, un po’ in sovrappeso per un paladino errante, ma nella norma per chi restava tra le mura con le reclute. L’armatura era stata allargata alla vita per essere indossata. Era passato un anno dall’ultima volta. La barba brizzolata era lunga, non come un mago, ma neanche corta come un giovane nano. I capelli brizzolati rimasti ormai solo sopra le orecchie erano ben pettinati con olio profumato estratto dai fiori del campo dietro la chiesa che ricordava vagamente la mandorla. Gli occhi castani erano pieni di vigore e si posarono sul paladino appena entrato.

<< Kanalagon, se sei con l’arma in spalla, vuol dire che lei non ti ha convinto. Ergo io non ho speranze di farti cambiare idea. Il giaco è in buone condizioni. Fattelo mettere da Grimes. Io ho finito e ti aspetto fuori. Il cavallo è pronto? >>

<< Sir Raynolds, il cavallo è pronto. Indosso il giaco e arrivo>>

<< Kanalagon, un’ultima cosa. Ti ricordo, forse inutilmente, che le notizie sull’Occhio Rosso che ci hanno riportato Sir Williams e Sir Cook sono state raccolte da discorsi con altri avventurieri nel loro viaggio a est e quindi potrebbero essere infondate.>>

Il giovane paladino andò con passo deciso da Grimes per indossare le sue protezioni. Mentre si infilava il giaco, si girò e con assoluta determinazione rispose:

<< Da quando sono nato non ho avuto nulla, se non questa notizia. E’ la prima possibilità di sapere del mio villaggio e delle mie origini. Anche se è infondata devo verificare. Se è infondata vorrà dire che sarà una buona occasione per divulgare il credo del Giustissimo nel regno dell’ovest.>>

E’ pronto

Raynolds capì che era inutile continuare; Kanalagon era valoroso, generoso e altruista come tutti i paladini e come tutti i paladini era testardo come un mulo, la migliore qualità di ogni guerriero del Dio della giustizia. Per il resto del mondo erano per lo più visti come stupidi, ma la fede non è stupidità: è forza e determinazione contro cui non si può trattare. O la si distrugge o si viene distrutti da essa. Uscì facendo un breve cenno del capo, facendo intuire che aveva capito e accettava indiscutibilmente la decisione.

Kanalagon si girò verso Grimes per farsi sistemare i legacci laterali. Grimes aveva i capelli spinosi e neri come un riccio, la barba nera e spinosa come un riccio e il viso… come un riccio. Il naso largo e sempre arrossato, gli occhi neri e sempre sorridenti. Dei denti veri e propri ne erano rimasti ben pochi. Anche se aveva più o meno trent’anni non era riuscito a terminare l’addestramento del paladinato. Era poco testardo. Così, essendo orfano come tutti, decise di rimanere nella chiesa a fare quello che gli riusciva meglio: il fabbro. Ed era bravo, dannatamente bravo. Se fosse stato testardo la metà di quanto era bravo nel suo mestiere sarebbe diventato il miglior paladino della storia. Ma avrebbero perso un talento naturale in fucina. Raynolds aveva l’intenzione di mandarlo nel regno nanico di Karak ‘n Kar nel Nord per non far sprecare il suo talento ma ogni volta che intavolava il discorso con Grimes lui cominciava a menare il martello sull’incudine con una tale forza da coprire la voce di Raynolds. Quando ne parlava durante i pasti, lui tirava su con la zuppa talmente forte da fare lo stesso rumore che con l’incudine. Subito dopo andava a dormire e col suo russare manteneva la stessa intensità di rumore prodotta durante la giornata. Tra gli allievi in addestramento c’era chi diceva che Grimes era un nano cresciuto troppo. Adesso, con il suo sorriso imperfetto, sorrideva al suo amico mentre lo aiutava con la vestizione.

<< Beh, buonafortuna Kano, mi mancherai. Racconterò ai nuovi che eri un mulo esemplare >>

<< Grazie Grimes, mi mancherà di te solo la tua bravura con la fucina, ma i tuoi rumori molesti li sostituirò con i suoni notturni della foresta, le ballate dei bardi nelle locande e lo sfrigolare della cacciagione sul fuoco >>

<< Non dimenticarti della musica delle ossa rotte degli orchi. La musica più soave di tutte! >>

Terminata la vestizione bastò un sorriso e un’ occhiata per salutarsi. Anche Grimes era pessimo con gli addii, ma questo era andato esattamente come volevano entrambi. Uscito dalle fucine si avviò verso la stalla. Il cavallo era pronto. Il piccolo Urman, allievo di dieci anni, aveva provveduto a strigliare il cavallo, controllare i ferri, riempire le sacche da viaggio, pulire la sella, abbeverare l’animale, dargli una carota di straforo presa dalle cucine e dargli l’addio. Urman era un orfano che aveva perso il padre fattore di una campagna vicina. Era bravissimo con tutti gli animali. E si era promesso di diventare paladino errante per salvare tutti i fattori di tutto il mondo. Questa era la sua “cerca”, la missione della vita di un guerriero della giustizia. Era forse un po’ troppo gracile e basso per diventare un avventuriero famoso, ma era un “mulo” giusto. Non tutti venivano ammessi. Lui era passato quasi subito. Nessuno che fosse entrato avrebbe potuto dire di aver avuto una vita bella e spensierata. Passare una bella infanzia per poi spendere più di dieci anni della propria vita ad addestrarsi e morire nel giro di un paio. Solo i disperati, i reietti e gli stupidi lo fanno. E questo era quello in comune con Urman. Gli si avvicinò e gli porse la mela che era nello zaino come pagamento extra per il trattamento al cavallo.

<< Tieni, l’ho presa da quel meleto sulla strada per Dis >>

<< Grazie! Ci andrò anche io quando finirò l’addestramento. E ne porterò indietro un carretto intero >>

<< Urman ti dirò un segreto, ti ricordi quella storia che ti ha raccontato David Pike sul cavalcare i Draghi? >>

<< Certo Kano! Non posso cavalcare nessun cavallo, devo fare addestramento sul Drago di legno e poi utilizzare solo il carretto fino a che non troverò un Drago che accetterà di farsi cavalcare da me! Altrimenti rischio di dimenticare l’addestramento per il Drago.>>

<< Ok, Urman. Tutto ciò che ti ha detto David Pike era una bugia. Puoi cavalcare i cavalli sempre, anche se ti addestri sul Drago di legno. Non lo dimenticherai >>

Gli occhi di Urman si dilatarono e la sua bocca cominciò a tremare, cercando di trattenere il pianto. << Ma non è…possibile… i paladini non possono dire le bugie… è proibito. David non poteva dirmi una bugia…>>

Salì a cavallo e gli pose una mano sui capelli ramati e lisci. Lo guardò negli occhi verdi, inumiditi dalle lacrime e gli rispose: << David quando te l’ha detto non era ancora un paladino, era in addestramento e la promessa di non mentire si fà prima del giuramento. Io l’ho fatto questa sera, quindi dovrai credere a me! >>

La storia del Drago di legno e del carretto la dicevano a tutti i nuovi allievi del paladinato di Mallord. Era per vedere quanto avrebbero prestato fede a quanto detto da un superiore. Di solito intorno ai dieci anni qualcuno faceva più domande perché capiva che la cosa era illogica. Non Urman, che era visto da tutti come il credulone più grande della storia di Mallord. Urman tirò su col naso e con un breve cenno della testa, come faceva di solito Raynolds, fece intendere che gli credeva. Poi si girò immediatamente e corse all’interno del corridoio, probabilmente nelle cucine a sottrarre altre carote alla cuoca. David gli aveva detto che per avere sempre i capelli rossi avrebbe dovuto mangiare sempre carote, ogni giorno, altrimenti i suoi capelli sarebbero diventati color “cacca delle rane di popor”. Il colore più brutto del mondo che affliggeva i soli bambini dai capelli rossi. Per questo Urman mangiava sempre carote e le dava a tutti i cavalli perché la sua seconda “cerca” era quella di colorare il crine di rosso a tutti i cavalli del mondo.

Diventerà forte

Le porte della stalla erano aperte, per cui si avviò con il suo cavallo: una bestia di tre anni con il manto marrone, senza particolari segni di distinzione. Nessuno lo aveva voluto: per tutti era troppo facile scambiarlo con un altro cavallo. Anonimo e non di particolare velocità, nè intelligenza. Proprio perché rimasto per ultimo fu scelto da Kanalagon. L’aveva chiamato “Pelo” perché dopo una cavalcata ovunque andasse si trovava qualche crine in un guanto, in uno stivale, nella faretra o nella zuppa della minestra. Era sempre con lui se non col pensiero almeno col pelo, un compagno inseparabile. I paladini crescendo col tempo acquisivano la capacità di evocare un animale celeste, un cavallo o un altra creatura da cavalcare che venisse dal piano benedetto del Dio del Fulmine. Un dono dal Giustissimo al proprio fedele, che Kanalagon non avrebbe accettato fino a che Pelo fosse rimasto in vita. Uscendo a cavallo di Pelo, vide che alcune figure lo attendevano a una ventina di metri sotto la leggera pioggia e la luce della luna crescente. C’era Sir Ernest Gary, capo del paladinato. Capelli grigi raccolti da una coda, più in carne di Raynolds; era sulla sessantina, un età invidiabile per un paladino. Usava gli occhiali per leggere. Pizzetto e un filo di barba. Raramente usava la sua armatura da parata e in questa occasione… l’aveva lasciata esattamente dov’era, nella sala grande all’interno della teca per l’armatura da parata. Aveva la solita veste bianca con paramenti celesti. Il simbolo del pugno che stringe il fulmine ricamato sul petto al fianco del martin pescatore, simbolo della cittadina di Mallord, mantello celeste e il cappuccio tirato su per proteggersi dalla pioggia. La notte non mostrava i suoi occhi marroni. Parlava e gesticolava con Raynolds, suo vice. Al suo fianco il suo primo allievo John, un adolescente castano di alta statura con i suoi stessi occhi. Dietro di lui tutti gli altri addestratori del paladinato, disposti lateralmente dal più anziano al più giovane in rango. Erano tutti lì per dare il saluto al paladino che usciva. Il più alto in grado era Perkins il coordinatore, noto come Perkins della Lancia per la sua abilità in giostra. Subito dopo Collins l’Erborista famoso per il suo decotto che curava tutte le malattie, inutile per i paladini, vista l’immunità a qualunque malanno che il Dio del Fulmine concedeva ai suoi adepti. Collins era sicuro che il Giustissimo gli fosse apparso in sogno sotto forma di ninfa e che gli avesse suggerito il decotto per aiutare il mondo. Al fianco di Collins c’erano Stark e Wyatt. Stark l’impassibile e Wyatt lo Scudo della Fede. Stark non diceva mai nulla in alcuna occasione. Quando era più giovane lo avevano catturato e torturato per due giorni e l’unica cosa che erano riusciti a sapere da lui era che aveva sete, perché aveva chiesto ai suoi carcerieri una borraccia d’acqua. Fino a che non fu liberato da Wyatt che attirò gli aguzzini fuori dalla prigione e li aveva sconfitti riflettendo la luce del sole sul suo scudo lucidato a specchio. Lo lucidava sempre. Tutti gli avevano chiesto perché e lui rispondeva con “un giorno lo saprete”. Da quel giorno in poi non glielo chiese più nessuno. Se succedeva raccontava per ore come aveva studiato la tecnica dello “Scudo della Fede” per utilizzarla in battaglia, tenendola nascosta a tutti. Più indietro Deker delle terre selvaggie, così esperto che qualcuno pensava che avesse svolto anche l’addestramento da Ranger e per ultima Mona, la prima paladina donna di Mallord. La chiamavano Mona la Stella di Mallord. La sua bellezza era quasi paragonabile a quella di un’ elfa. Capelli castani, occhi castani. Questo soprannome lo odiava. Lei preferiva Mona “Schiaccia Orchi”. La sua bellezza infatti scompariva quando combatteva o parlava degli orchi. Si trasformava in Grimes sotto l’effetto della birra nanica.

Non è venuta, meglio così

<< Sir Raynolds e Sir Kanalagon fate buon viaggio, che la luce dei fulmini vi illumini e che il tuono annunci ai vostri nemici che non avrete pietà con nessun servitore delle tenebre! >>

<< Grazie Ernest >>
<< Grazie Sir Gary >>

<< Sir Kanalagon vi ricordo che da ora siete un membro del paladinato di Mallord. Anche se viaggerete come paladino errante per noi sarete sempre il benvenuto qui. Ma se trovate la vostra “cerca” non tornate prima di averla terminata >>

<< Sarà fatto >>

<< Avrò cura di far scrivere al mio allievo John sugli annali del paladinato il giorno della vostra partenza e attenderò di scrivere il giorno del vostro ritorno >>

<< Sir Gary, essendo orfano ho solo il nome che mia madre mi ha lasciato. Non ho un nome di famiglia, nè ho ancora ottenuto il mio nome di battaglia e non sapendo le mie origini non ho neanche il nome del mio villaggio di nascita. Se tornerò vi darò il nome del villaggio. Se non tornerò avrete il mio nome di battaglia.>>

Sir Gary diede un colpo sul sedere a entrambi i cavalli dei suoi paladini e li vide allontanarsi. Il gesto improvviso colse impreparato sia Raynolds che Kanalgon. Ma il primo aveva qualche anno di esperienza in battaglia e nessuno s’avvide della sua incertezza. Non fu la stessa cosa per Kanalagon che per poco non cadde. Anche Sir Ernest Gary non era bravo con gli addii. Ma in fondo non lo è mai nessuno.

Maeva Swan

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