11.Risonanze

Stanno arrivando

Il paladino era solo in mezzo alla strada battuta. Scese da cavallo, fece meno di una decina di metri a sinistra della strada tirando a sè il destriero e legò le redini al ramo basso di una quercia. L’accarezzò sul collo e sussurrò:

<< Andrà tutto bene.>>

Era più per sè stesso che per il cavallo, il quale cominciò a brucare l’erba totalmente disinteressato.

Mentre leggi ascolta Shades of the Abyss – Valiant

Tornò sulla strada e guardò verso la direzione dalla quale era venuto. La partenza da Feanor era avvenuta di mattina presto e aveva cavalcato per tre giorni. Ne mancava solo uno per Toryl, la città del chierico. Ma ora Agladur non c’era; nè lui nè Turgul e neanche il nuovo aggiunto, Maegras. Era solo. Il sole stava calando, cominciando a nascondersi dietro la catena montuosa a Est. L’umidità dell’aria cominciava a infiltrarsi anche sotto il mantello invernale. Gli stivali lasciavano un segno distinto nel terreno argilloso già marchiato dai ferri del cavallo. Estrasse la spada dal fodero e la conficcò nel terreno per qualche centimetro, poi si piegò sul ginocchio destro e a mani strette sull’elsa, poggiò la fronte sul pomo chiudendo gli occhi. Subito alla mente vennero le parole del suo giuramento. La preghiera dei momenti bui dei ramighi del Dio del fulmine.

Kanalagon fece un profondo respiro è intonò la preghiera.

<< Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla parola che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.>>

Il suono sordo e ritmico degli zoccoli sul terreno si fece distinto. Erano in tre.

<< La tua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno…>>

Un cavallo si fermò mentre gli altri due avanzarono. Poi il tonfo di due stivali su di una pozzanghera: quello che si era fermato era già sceso a terra. Kanalagon non si mosse e continuò a recitare le sue parole ad occhi chiusi.

<< la morte che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.>>

Il rumore degli zoccoli era molto vicino. Erano a meno di dodici metri. Poi sentì il rumore di una corda d’arco che si tendeva.

<< Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire! >>

Una freccia si conficcò nella piastra toracica sinistra. Il paladino gemette e finì a terra sul fianco, lasciando cadere la spada. La mano fu subito intorno al dardo cercando di estrarlo senza fortuna: l’impatto aveva piegato la placca che ne impediva la rimozione. Con la punta conficcata nei tendini non poteva muovere il braccio sinistro: quello dello scudo. La corda d’arco si tese di nuovo ma uno dei due uomini a cavallo alzò il braccio sinistro. Aveva un mantello di pelle d’orso che finiva con un cappuccio imbottito. Il viso, adornato da una barba scura, ispida e poco curata, lasciava trasparire soddisfazione e arroganza. Il naso era largo e schiacciato. Gli occhi due piccole e affilate fessure.

<< Sei rimasto da solo? Ti hanno abbandonato? >>

<< A….arr…>>

<< Secco, scendi e senti che dice. Manzo se l’hai ucciso te la faccio pagare, dobbiamo portarli indietro vivi… almeno uno.>>

L’altro a cavallo saltò agilmente dalla sella e scese a piedi pari sulla parte in erba del sentiero. Era così magro che il mantello marrone che indossava sembrava essere appoggiato ad un appendiabiti. Dal cappuccio uscivano delle ciocche di capelli neri e lisci. Il viso era coperto da un bavero di lana fino al naso. Si avvicinò a Kanalagon facendo tre balzi in punta di piedi nelle zone dove non lasciava tracce. Si chinò verso il mezzelfo e dopo pochi secondi si girò verso il proprio compagno esplodendo in una risata stridula.

<< Che hai da ridere Secco? >>

<< AHAHAHAHA, ha detto “arrendetevi”!>>

Esplose in una risata anche il compagno rimasto in sella, il quale, continuando a ridere, scese pesantemente dal destriero e sfilò dal lato della sella una lancia corta. Dietro la schiena il mantello mostrava una gobba. Con la lancia in pugno si diresse verso il paladino e gli pungolò la spalla destra fino a farlo mettere schiena a terra.

<< Che cazzo ti fumi, mezzosangue? Sei proprio un deficiente, come tutti i paladini del mondo. Quando ne incontrerò uno con un po’ di buonsenso accenderò un cero di riconoscenza al vostro fottuto dio del fulmine. Manzo, portami le corde che lo lego.>>

Un dardo arrivò diretto sulla gobba della sua schiena, perforando la pelliccia e facendo un suono metallico.

<< Manzo che cazzo faiiii?>>

Si girò di scatto e vide il suo compagno a terra con un dardo di balestra nel collo, il sangue si diffondeva nella pozzanghera nella quale giaceva. Agladur era sopra il corpo esanime con la balestra tesa verso i due uomini e si apprestava a ricaricare sfruttando i dieci metri che li dividevano. L’uomo con la pelliccia lasció cadere a terra la lancia e, estraendo dalla cinta due daghe con entrambe le mani, lo caricò con un urlo furente.

<< S f é a r   D ó i t e á i n ! >>
<< S a i g h e a d   D r a í o c h t a ! >>

Due dardi blu saettarono dalla boscaglia e andarono a trafiggere la spalla e il costato del Secco, colto di sorpresa. Mentre questi si accasciava a terra per sfuggire ad un’altra eventuale raffica, nell’erba sotto di lui si formò una sfera di fuoco larga due palmi, la quale gli ustionò le mani e incendiò la lana che gli copriva il viso e il torace. L’uomo in carica sentì le urla del compagno e, senza dover dare neanche uno sguardo indietro, capì che l’imboscata in cui erano tanto ingenuamente caduti era stata loro fatale. Se fosse stato il suo ultimo giorno da cacciatore di taglie avrebbe portato con sè qualcuno e quel qualcuno era l’elfo chierico che gli era ormai a soli due metri. Agladur stava ancora tendendo la corda e aveva lo stivale ferrato nella staffa davanti all’archetto per tenere a terra la balestra leggera: non avrebbe messo il dardo in tempo, nè avrebbe potuto imbracciare lo scudo o pronunciare un incantesimo di preghiera. Ma l’uomo cadde a terra, a un metro da lui, con la lancia corta piantata nel polpaccio.

<< Aveva…lo scudo di metallo sotto la pelliccia… Dovevi mirare alle gambe.>>

Il paladino cadde prono sul ginocchio sinistro per lo slancio nel tirare la lancia corta. Il chierico colpì con lo stivale le mani del nemico a terra facendogli lasciare la presa sulle daghe e piombò di peso su di lui bloccandolo con la faccia contro il terreno.

<< Maledetti stronzi! Lasciami elfo! Sii leale: uno scontro a due, vediamo chi ha la meglio!>>

Lo stregone e il mago emersero dal sottobosco. Mentre Maegras controllava che il Secco non desse più segni di vita, Turgul aiutò Kanalagon ad alzarsi. Intanto l’elfo e l’umano continuavano la lotta a terra e la posizione di vantaggio del chierico sancì la definitiva resa dell’uomo con la pelliccia. La pressione dello scudo sulle scapole sotto il peso di Agladur gli toglieva il respiro.

<< Non sarò bravo con il corpo a corpo, feccia umana, ma credimi che sono bravissimo con gli interrogatori. Adesso mi dirai chi ti manda e perché. Se non me lo dirai di tua spontanea volontà me lo dirà il tuo cadavere, o uno di quelli dei tuoi compagni: parlare con i cadaveri è la mia specialità.>>

Maegras fu subito sui due ed estrasse con rapidità la lancia dal polpaccio dell’uomo per poi puntarla al suo viso.

<< Il tuo nome cortesemente?>>

<< Io… sono Mog l’Orso.>>

Mentre Leggi ascolta Shades of the Abyss – Dark Star

I due mezzosangue arrivarono e completarono l’ accerchiamento. Il chierico si mise in piedi permettendo all’Orso di mettersi supino e intanto che questi riprendeva fiato Kanalagon ne approfittò per farsi aiutare da Agladur a estrarre la freccia dalla placca toracica e tamponò la ferita con l’imposizione delle mani. L’Orso fu legato e condotto dopo qualche metro in una piccola radura senza alberi e mentre tutti gli altri erano impegnati a raccogliere i corpi degli assalitori e radunare i cavalli, il chierico cominciò il suo interrogatorio. L’uomo era un cacciatore di taglie ed era stato assoldato da Merome, devoto assistente del defunto governatore di Faenor, per condurre almeno uno dei responsabili del fallimento del “Patto del sacrificio”. Orso non ne sapeva la motivazione, ma per Agladur fu facilemente deducibile: Merome aveva paura di dover pagare personalmente per il mancato completamento dell’accordo e così voleva almeno un capro espiatorio. Perfettamente coerente con la vigliaccheria dell’indivuduo. Orso era stato pagato quaranta pezzi d’oro come anticipo più altri quaranta gli sarebbero stati consegnati se avesse riportato vivo uno di loro e ottanta pezzi per ogni altro condotto incolume. Un’ offerta difficilemente rialzabile e che quindi evitava la tentazione al cacciatore di taglie di pensare al doppio gioco con le prede. Il prigioniero dopo qualche risposta da vero duro aveva cominciato a piagnucolare per essere lasciato libero di tornare a Faenor e che non l’avrebbe seguiti di nuovo neanche per il doppio della posta; ma il sacerdote non era per nulla convinto della supplica del cacciatore. In quel momento venne il paladino:

<< Che hai saputo? >>

<< Merome, l’assistente. Li ha mandati lui come avevo previsto. Dovremmo giustiziarlo…>>
<< Noooo! Vi prego! Lasciatemi andare… Paladino almeno voi…>>

<< Agladur, che dici? E’ solo un cacciatore di taglie, non un assassino. Insegue i criminali… anche se noi non lo siamo. Ma non poteva saperlo dall’assistente del governatore. Di sicuro non è un celestiale ma non per questo merita l’impiccagione o la decapitazione.>>

<< Che proponi?>>

<< Lasciamolo legato ai polsi sul suo cavallo. In tre giorni dovrebbe ritornare a Faenor e sul sentiero non ci sono eccessivi pericoli; potrebbe arrivare salvo e avrebbe il tempo per pensare ad una seconda possibilità per la sua vita. Dico bene Orso?>>

Il prigioniero non sembrava entusiasta di farsi il tragitto di ritorno legato e rimase imbronciato e in silenzio.

<< Ok, mi sembra plausibile. In più non corriamo rischi. Difficilmente si libererà prima di una giornata e sarebbe stupido tornare indietro da solo anche per quaranta pezzi d’oro. Vai a prendere il suo cavallo. Io gli slego i piedi.>>

Il mezzelfo tornò indietro a prendere uno dei cavalli degli assalitori che avevano radunato. Nelle bisacce gli avevano lasciato tre giorni di manzo essiccato e una borraccia d’acqua. Quando portò il destriero alla radura vide Orso in piedi con la lancia tra le mani e Agladur a terra. Lasciò le redini ed estraendo la lama corse verso il nemico, ma non fece in tempo: Orso si trafisse la gola in profondità con la lancia e cadde a terra con ancora l’arma conficcata.

<< Che è successo? >>

<< Quando gli ho liberato i piedi mi ha colpito il ginocchio e mi ha atterrato, strappandomi la lancia. Il resto credo tu l’abbia visto.>>

<< Sì, ma perchè? Non sembrava desse segni di squilibrio o volesse morire. Che ti ha detto?>>

<< Niente. Assolutamente niente, paladino. Ma non ti crucciare. Un individuo in meno da sfamare. Ha fatto un favore alla natura.>>

Perche? Qualcosa mi sfugge…

Agladur estrasse la lancia dal collo dell’uomo e si diresse verso Maegras e Turgul che stavano preparando i cavalli ad una breve cavalcata: era ora di accamparsi ma il sangue fresco avrebbe attirato i predatori. Kanalagon rimase fermo dove era. Infoderò l’arma e si chinò sul corpo per congiungergli le mani sul petto e chiudere gli occhi che erano sbarrati e la bocca distorta in un gemito muto. Gli ultimi istanti di vita avevano fissato il terrore nei suoi occhi. Ricomposto il corpo come poteva disse una preghiera di commiato al trapassato terminando proprio quando i compagni giunsero in sella portando con loro Pelo e i tre cavalli dei cacciatori di taglie.

<< Andiamo Kano. Spostiamoci più avanti. Maegras conosce una zona tranquilla nella boscaglia distante abbastanza dal sentiero per Toryl.>> – disse Turgul.

Il mezzelfo si girò fissando il sacerdote. Qualcosa non riusciva a convincerlo. Tenendo lo sguardo concentrato sul compagno si issò in sella e senza proferire una sola parola spronò il cavallo al trotto. Il sole era ormai tramontato da un po’ e la visibilità andava scemando.

Il fuoco crepitava debolmente: si stava spegnendo. Avevano tutti riscaldato il pasto portato da Faenor, era l’ultima razione.

Dall’indomani avrebbero utilzzato le razioni dei cacciatori di taglie per mangiare. I due incantatori arcani erano particolarmente ciarlieri. Condividevano le proprie conoscenze arcane su esperimenti e obiettivi mentre il paladino e il chierico tacevano rimanendo isolati nei propri pensieri, fino a quando Agladur non decise di parlare:

<< Mago, ora non siamo più braccati e non abbiamo orecchie che possono sentirci. Dicci che sai di Ark e perché abbiamo gli stessi nemici. Vorrei saperlo prima di poterti introdurre nella mia chiesa.>>

<< Agladur…>> – lo stregone lo rimbrottò.

<< Che c’è? Il fatto che tu ti fidi del mago non significa che lo debba fare anche io per transitività.>>

Il mago non sembrava turbato dalle parole del chierico. Il mago non sembrava turbato mai, per nessuna ragione:

<< Non c’è alcun problema. Avete ragione sacerdote. Ora posso dirvi con precisione tutto quello che conosco e che mi è capitato.>> – Maegras si schiarì la gola e bevve un sorso della tisana alle erbe selvatiche che si era preparato per il pasto – << io sono l’unico sopravvissuto del mio gruppo di avventurieri. Un sacerdote, due guerrieri e un druido sono morti circa tre mesi fa sulle montagne a nord del mio villaggio. Sulla catena montuosa che divide le lande ghiacciate dalle pianure verdi.>>

<< Lo hai già detto. Passa a quello che non sappiamo.>>

<< Agladur! >> – lo stregone lo rimbrottò di nuovo.

Mentre leggi ascolta Shades of the Abyss – Hellborn

<< Vero: cercherò di essere sintetico. Siamo morti per mano di un mago dei morti. Un necromante ci ha sterminato per aver varcato i suoi confini. Ha la propria torre a nord di Kar’ Han’ Kar’, la capitale nanica.>>

Il paladino intervenne: << Siamo morti? >>

<< Sì: siamo morti. Mi includo nei trapassati perchè anche io, nonostante deambuli ed elucubri non sono propriamente tra i vivi.>>

L’elfo si scoprì i legacci che tenevano chiuso il bavero della veste e mostrò il torace e il collo: una macchia nera si estendeva da un punto rosso tra le clavicole, alla base del collo.

<< Qui è dove ha attecchito la “morte nera”. Il necromante mi ha lasciato per ultimo, poi mi ha maledetto e mi ha detto quanto tempo mi rimane. Fatto ciò mi ha lasciato andare.>>

<< Perchè? >> – chiese sbigottito lo stregone.

<< Perchè sono l’unico che lo ha ferito e quindi mi ha voluto punire in maniera più pesante. Ho dovuto assistere alla morte dei miei compagni. Poi ho dovuto sopportare il dolore dell’incantesimo e devo tutt’ora sopportare il dolore della malattia con la certezza di morire a breve. Non c’è via di uscita.>>

Il paladino intervenne di nuovo: << Sapete che alcuni paladini e i migliori sacerdoti possono guarire dalle malattie qualsiasi individuo? Potrei condurvi al mio paladinato se Agladur non vi vuole nella sua chiesa, forse…>>

<< Grazie Paladino, siete di conforto ma purtroppo non v’è cura per la “morte nera”. Nessun paladino, sacerdote o erba curativa potrà salvarmi da questo supplizio.>>

<< Niente? >> – Agladur sembrava dubbioso.

<< Niente, escluso la morte del necromante. Che per quello che ho potuto vedere è al di fuori della mia portata.>>

<< E questo che centra con Ark?>> – il chierico incalzò il mago.

<< Il necromante è un membro della fazione di Ark. Almeno è così che si chiama. Su cosa sia Ark non ho nozioni neanche io. Credo sia una delle leggende proibite. Ma una cosa di certo la so: a capo della fazione di Ark c’è colui che vi insegue, l’Anathorim.>>

<< Perchè “l’Anathorim”? Più che un nome di un essere sembra il nome di un oggetto >> – Kanalagon era interdetto.

<< Perchè è il nome dell’armatura che indossa. Dentro non si sa chi ci sia. Alcuni oggetti magici prendono vita e se sono particolarmente potenti prendono possesso anche dell’anima dei portatori. >>

Turgul si alzò in piedi e cominciò a passeggiare intorno al fuoco pensieroso.

<< Come hai saputo tutto questo, mago?>> – Agladur soppesava ogni parola detta e non detta dal mago elfo, alla ricerca di una falla o di una debolezza nella storia.

<< Quando ero a terra, vicino ai miei compagni defunti, nel delirio del dolore dei primi istanti della morte nera, il necromante stava parlando con l’Anathorim attraverso una pietra veggente. Ho assistito al dialogo. Anche se ero annichilito dal dolore ho ascoltato bene e le mie deduzioni non sbagliano. Ero a Feanor per convalidarle sulla base di scritti ma non ho trovato proprio nulla.>>

Ci fu un silenzio generale. Rotto solo dai passi di Turgul, che camminava intorno al fuoco e che poco dopo si chinò sul proprio zaino e ne estrasse un dossale rosso piegato più volte su se stesso. Lo porse al mago.

<< Una pietra veggente come questa?>>

Maegras stese la mano, prese il dossale e guardò interdetto lo stregone. Poi con perizia scorprì lentamente i drappi sovrapposti fino a scoprire leggermente una parte della pietra scura levigata che costituiva la pietra e immediatamente la coprì di nuovo.

<< Ma siete pazzi? L’avete portata con voi?!? >>

<< E’ riposta con cura, non la tocca nessuno. Non può essere attivata se è all’interno di materiale non vivo. Mago, mi stupisco che non sappiate le basi!>>

Il mago la porse con celerità a Turgul esclamando: << Turgul, tra le basi c’è una funzione delle pietre veggenti che tu dovresti sapere! La risonanza. >>

<< Ehm…mi sfugge…>>

<< Se una o più sfere…>>

Turgul fece cadere la sfera a terra ritraendo la mano come se fosse diventata incandescente.

<< Turgul! Che succede?>>
<< Stregone! >>

Il paladino e il chierico balzarono in piedi. Il mezzelfo si avvicinò al compagno mentre il sacerdote si chinò a raccogliere la pietra coperta.

<< Sta… vibrando. Mago, che significa?>>

<< Significa che chi vi sta cercando è molto vicino e probabilmente vi ha trovato.>>

<< D o r c h a d a s ! >>

Una piccola sfera nera comparve al centro del focolare e si espanse istantaneamente per metri inglobando tutto. Oscurità come se non ci fosse fuoco, luna, stelle e cielo. Poi qualcosa di vischioso li avvolse e li costrinse a terra. Pochi passi veloci e qualche parola in uno strano dialetto furono le ultime cose che sentirono prima che uno spillo acuminato trapassò le loro carni e un torpore innaturale li avvolse.

Presi!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...